Con il termine Barley Wine (letteralmente “vino d’orzo”) si intendono birre ad alta fermentazione dal tenore alcolico molto elevato, contraddistinte da un profilo aromatico così intenso da ricordare a tratti quello di un vino.
Il corpo è pieno e ricco, quasi “masticabile” che regala un calore piacevolmente alcolico.

Al naso l’aroma è prevalentemente di malto, con una forte propensione al caramello e di frutta rossa sotto spirito. La presenza del luppolo è massiccia ma non viene percepita poichè il compito della luppolatura è quello di contrastare ed equilibrare la dolcezza del malto e donare un finale tendenzialmente secco.

In bocca si percepiscono gusti intensi e complessi che variano dal panificato e tostato, fino alla melassa per le versioni più scure.
Il colore può variare dall’ambrato scuro al marrone scuro, con una schiuma color avorio fine e moderatamente persistente.

La storia di questo stile birraio è molto interessante e altrettanto ricca di misteri, a partire dal riferimento al vino; oltre al profilo aromatico e al tenore alcolico che la rendono equiparabile al famoso fermentato d’uva, sicuramente ha giocato un ruolo essenziale per la nascita di questo nome anche la tendenza di queste birre ad essere invecchiate in botte.

Il termine Barley Wine infatti, iniziò ad essere utilizzato in Gran Bretagna durante il XVIII secolo per descrivere quelle birre nate per difendere il mondo brassicolo da quello del vino che iniziava ad invadere i mercati inglesi con vini francesi come Bordeaux e Borgogna.

I mastri birrai inglesi quindi risposero andando a impreziosire le proprie birre lasciandole riposare in botti di legno per lunghi periodi (1-2 anni) ed è per questo che spesso veniva indicate anche con il nome “Old Ale”.
Questo, oltre a creare una ulteriore affinità tra questo stile birraio e il mondo del vino, permetteva alle birre di strutturarsi e assorbire dalla botte di legno tutte le sue caratteristiche organolettiche, e di entrare in contatto con i lieviti selvaggi presenti nel legno delle botti ed acquisire anche una certa (spesso incontrollata) acidità.

Poichè per ogni birrificio la Barley Wine rappresentava senza dubbio la birra di gradazione maggiore, questo termine iniziò ad essere utilizzato per indicare la birra dal contenuto alcolico più alta della produzione di un birrificio, anche se non veniva fatto alcun passaggio in botte, tradizione che è rimasta anche ai giorni nostri.

In ogni caso le birre Barley Wine odierne sono chiaramente dei prodotti molto differenti dal passato, poichè se un tempo la conservazione in botte ( con i vantaggi e svantaggi che comportava ) era l’unico sistema valido per prolungare la durata di una birra, al giorno d’oggi le tecniche produttive consentono di mantenere il pieno controllo del processo produttivo e della maturazione.

Questo fattore si sta rivelando nel corso degli anni una chiave per la differenziazione tra due categorie di Barley Wine, che si erano fuse nel passato: quelle “normali”, maturate in acciaio e quelle barricate cioè che subiscono un passaggio in botte (in questo econdo caso il nome dello stile può essere anche modificato sotto la dicitura
“Wood Aged Beer” spesso utilizzato nei concorsi internazionali).

L’effetto sicuramente più evidente che il tempo lascia su una birra invecchiata in botta è quello dell’ ossidazione, e “maderizzazione” che contribuiscono alla comparsa di toni liquorosi e marsalati e in generale ad un ammorbidimento del prodotto e alla creazione di un aroma sempre più armonioso.